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01/08/2025Perché mangiamo troppo: 4 cause frequenti

Esistono 4 specifiche situazioni – tensione, noia, solitudine, ansia – che permettono di entrare in relazione con sensazioni ed emozioni non piacevoli. Queste condizioni dell’essere umano, se non completamente accettate come possibili e inevitabili esperienze da vivere nel corso della vita, al pari di una partita a tennis, di una gita in barca, della gioia o della gratitudine, vengono lette dalla mente come situazioni da “allarme rosso” e perciò da allontanare immediatamente.
La mente ha escogitato un meccanismo che crede difensivo, ma che in realtà ha soltanto un blando effetto di spostamento dell’attenzione, ed è il meccanismo di compensazione da abbuffata. Quando non voglio, non posso, non riesco a entrare in relazione con le 4 situazioni di prima, allora le ricopro di cibo. Placo quelle sensazioni che mi spaventano non battendo i denti, ma frantumando cibo in grande quantità, per nascondere la paura.
Ogni nostro vissuto, positivo o negativo che noi lo si ritenga, occorre venga integrato nel nostro mondo interiore e non spazzato via sotto il tappeto come se fosse polvere. Ciò che non è stato vissuto si ripresenterà finché non gli troveremo un posticino all’interno di noi: solo allora le abbuffate compensative cederanno il passo alla spinta verso un’alimentazione più consapevole.
Per qualsiasi tipo di problema in relazione al cibo occorre comunque rivolgersi a uno specialista che possa aiutare a individuarne la specificità e sappia sostenerci durante il percorso di cura, evitando il “fai da te”.
Suggerimenti per affrontare le emozioni che ci portano a mangiare troppo
La tensione
La tensione deriva dalla sensazione di “dover fare”: quel senso del dovere che spinge a fare anche ciò che non si ha voglia di fare. L’obbligo ad apparire in un certo modo anche se senti che non ti corrisponde. E se non ti appartiene diventa come un lavoro, ma senza la gratificazione finale del compenso monetario.
Se non ti riconosci in certi abiti, in certi atteggiamenti, in certe compagnie … adattare corpo, mente e anima a qualcosa che viene percepito come una forzatura ti farà sentire in gabbia, ti farà stare male. E allora nascerà e crescerà una sensazione di tensione sempre più forte come una corda che si tende all’infinito e per non sentirla … si mangia.
Ti suggerisco un esercizio —> Fai un elenco di 3 “cose” o “situazioni” che vuoi e non che devi fare. Puoi concederti di viverle?
La noia
La noia deriva dal fatto che non sappiamo cosa ci piaccia.
Non so che cosa mi piaccia, non conosco i miei gusti, perciò non so come rendermi felice, come divertirmi, come appagarmi, come distrarmi, come interessarmi … Delego questo compito agli altri. Non sempre funziona e anche quando funziona non dipende da me, ma dall’esterno. È un circolo vizioso che si perpetra all’infinito. Allora? Si mangia
Ti suggerisco un esercizio —> Fai un elenco di 3 cose che ti piacciono. Non che credi che ti debbano piacere, non che ti hanno detto che ti piacciono, non che ti faranno sentire una bella o una brava persona. Cerca 3 cose, situazioni, interessi che senti nel profondo di te che ti piacciono. Può sembrarti difficile ma ci riuscirai. Poi prova a metterne in pratica almeno una.
La solitudine
La solitudine deriva dal fatto che non siamo capaci di stare con noi stessi/e.
Credo che gli altri possano colmare la mia solitudine. Quando gli altri vanno via mi ritrovo in compagnia dell’unica persona con la quale vale la pena stare bene e che merita conoscere a fondo, me stesso/a. Ma non ho confidenza con me, non mi conosco e non me ne accorgo, o non voglio affrontare il fatto che quando sono solo/a sopraggiunga quel senso di vuoto. Quel vuoto diventa come un buco nero che mi sembra che mi mangi nel profondo … Allora? Si mangia.
Ti suggerisco un esercizio —> Prova a chiederti se sei capace di stare da solo/a senza sentire disagio e prova a trascorrere del tempo da solo/a con te stesso/a. Come hai deciso di impegnare il tuo tempo? Ci riesci? Come ti fa sentire? Quale emozione è sopraggiunta?
L’ansia
L’ansia deriva dal pensiero “ho paura del futuro”.
Sento un leggero brividino sulla schiena, i pensieri corrono a ciò che potrebbe accadere o che sta per accadere. Sopraggiunge la sensazione di un’incombente pericolo o difficoltà, anche non specifica. Il presente è come svanito, il qui e ora non esiste e nella mente si affastellano sempre le stesse domande, come in un loop: Chissà se ce la farò? Chissà se me la caverò? Chi mi salverà? Allora … si mangia.
Ti suggerisco un esercizio —> Scegli un ‘attività da fare nei prossimi 15 minuti e ogniqualvolta ti accorgi che la tua mente si rifugia nella preoccupazione del futuro prossimo fai uno scatto di corsa, o scendi e risali per 3 volte le rampe di scale che ti separano dell’androne, o fai 5 piegamenti sulle braccia ripetendo il mantra “ci sono”. Accogli la paura e muoviti.
N.B. le informazioni in questo articolo sono divulgative, vogliono offrire una possibilità di auto-osservazione e non intendono affatto sostituire il parere del medico come neppure invitare all’autodiagnosi.
