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La nostra schiena è la nostra mappa
Una colonna vertebrale sviluppata secondo le sue curve fisiologiche è di beneficio per l’intero corpo perché permette l’allocazione di organi ed apparati nelle loro sedi di destinazione, senza alterazioni, spostamenti e dolore.
Il nostro corpo, la nostra colonna, i nostri muscoli variano col passare degli anni, portando il peso delle nostre esperienze, delle nostre paure, delle nostre fatiche, delle nostre sofferenze, delle nostre gioie. Le contratture muscolari dovute a grossi conflitti o stress cronico provocano cambiamenti morfologici accorciando le fibre muscolari, tirano i capi articolari su cui sono inseriti, e induriscono il tessuto connettivo, creando una vera e propria strada per il dolore fisico.
Il bilanciamento posturale e il riequilibrio della colonna non agiscono solo migliorando la posizione e il funzionamento di muscoli, vasi ed organi, ma agiscono anche sulla pelle, sulle ossa, sull’insieme delle fasce che avvolgono le più piccole strutture del corpo, e sull’aspetto psico-emotivo.
Il soddisfacimento o l’indifferenza rispetto ai nostri bisogni plasma il nostro modo di stare al mondo soprattutto durante la nostra infanzia, quando si manifestano gli stati d’animo attraverso il corpo. Infatti è fin da piccoli che i blocchi diventano manifesti, modificano la nostra postura come testimoni del nostro percorso e si inscrivono sulla colonna vertebrale, sede primaria delle nostre memorie.
Ogni blocco, ogni crisi, ogni emotività trattenuta prima si mostra come tensione e poi si riversa su qualche organo correlato, finendo col cronicizzarsi e diventare patologia – a volte anche molto grave. Se ne siamo a conoscenza possiamo cercare di essere consapevoli di ciò che ci sta accadendo e, grazie all’osservazione delle malattie, comprendere e scegliere la via della trasformazione. Allora il sintomo diviene il simbolo che ci testimonia il punto di arresto, là, dove si è persa l’unità, dove il conflitto non è stato ancora risolto.
La natura materica del corpo è più densa di quella energetica e spirituale, perciò un disallineamento della colonna, soprattutto quando sia espressione di un blocco così profondo da tradursi in patologia, può essere alleviato, ma non totalmente cancellato. Ad esempio si possono riconoscere le cause emotive di una scoliosi e alleviarne i sintomi fin quasi alla loro scomparsa, ma il disallineamento vertebrale resterà. Perciò non è detto che un disallineamento fisico abbia ancora una ferita aperta nel versante emotivo, potrebbe essere stata già integrata.
Il linguaggio del corpo
Il corpo parla attivando tanti canali di comunicazione:
- l’energia
- le emozioni
- i 5 sensi
- la sensazione di piacere/disgusto
- la respirazione
- la digestione
- le contratture
- le tensioni
- le paralisi
Corpo e mente costituiscono un unicum e là dove si interrompe la fluidità della comunicazione, proprio in quel punto viene inviato un segnale di richiesta di aiuto attraverso il dolore dapprima emotivo e poi fisico. Si possono leggere segnali di disagio emotivo e corporeo tenendo conto che la spina dorsale è un asse di comunicazione sempre in allerta, che si preoccupa di manifestare nel corpo, come sintomo ciò che non è in linea con ciò che proviamo nel nostro più intimo io.
Le porzioni del corpo che possono venire coinvolte sono:
- Muscoli -> indicatori di forza, di potenza e consentono la conquista del mondo esterno. Laddove siano bloccati, tesi, rigidi occorre valutare quanto la persona che ne soffre sia spaventata dal mondo esterno o dalle sue richieste.
- Ossa -> rappresentano la stabilità e la struttura, rendendo possibile la posizione eretta. La loro dolenzia rappresenta difficoltà di stabilità, radicamento o un carico troppo pesante da reggere.
- Articolazioni -> permettono il movimento, ma se lo limitano possono arrivare a bloccarlo totalmente. Rispecchiano l’irrigidirsi a livello comportamentale, e/o intellettuale e/o affettivo. L’infiammazione delle articolazioni manifesta l’aggressività non espressa o parzialmente espressa.
Dal sintomo e dai punti dolorosi della colonna possiamo risalire alle catene muscolari tirate che squilibrano l’asse, alla sofferenza di alcuni organi, alle influenze negative di certi fattori ambientali, ad un’alimentazione scorretta ecc… fino a comprendere l’origine del conflitto o stress che attiva “il programma di malattia”.
Occorre tenere presente che, per quanto possa risultare evidente dall’esterno qualsiasi simbolo del dolore come ad esempio la rigidità del rachide, di un muscolo, di un’articolazione, o un tic nervoso, o un’espressione verbale ricorrente, etc…esso è diventato un’abitudine e uno scarico della tensione, della paura, del dolore fisico ed emotivo, ma NON ancora visto e rielaborato da chi lo prova.
Togliere il gesto avviene spontaneamente dopo o durante la comprensione e la rielaborazione del blocco. Talvolta resta la cicatrice, destinata a trasformarsi in tatuaggio a ricordare il guado e la capacità di superarlo. E questo ricorda la tecnica giapponese Kintsugi, che ripara con una mistura di lacca e oro le ceramiche rotte. L’oggetto così riparato diventa più prezioso di quanto non fosse da nuovo e può riprendere la sua funzione originaria rinascendo a nuova vita.
Si può imparare a leggere emotivamente il dolore che colpisce la schiena:
- Protrusioni e/o Ernie discali → i pesi assunti, i fardelli, le responsabilità, portano la colonna vertebrale al centro di conflitti che possono rimanere inconsci e manifestarsi somaticamente con il dolore provocato dalla tensione della muscolatura paravertebrale lombare o dallo schiacciamento dei dischi intervertebrali. Il peso può essere eccessivo e allora l’anello fibroso cede provocando un’ernia che rivela una pressione eccessiva sul rachide. Si diviene incapaci di muoversi e lottare, e si usa questo sistema di blocco del corpo per non ammettere con sé e/o con gli altri di non riuscire più a reggere la pressione
- Lombalgie e/o Sciatiche → la lombalgia insorta acutamente, detta spesso colpo della strega, si manifesta quando qualcuno porta pesi non suoi e riceve un colpo improvviso da dietro che gli fa perdere la mobilità = libertà. Ed è proprio l’immobilità a permettergli di sottrarsi all’ingrato compito.
I sette segmenti dell’armatura fisica e psico-emotiva
Secondo Reich e Lowen l’uomo porta inscritti nel corpo i propri blocchi emozionali. Questi blocchi sono anelli di tensione orizzontali che limitano la consapevolezza corporea e le funzioni emotive associate alle relative parti del corpo.
Ognuno di questi segmenti ha un significato ben preciso, da mettere in relazione alla struttura caratteriale corrispondente e ai meccanismi di difesa messi in atto da tale struttura. Per ogni segmento Reich descrive gli organi corrispondenti e la funzione inibita e/o bloccata. Per individuarli occorre saper leggere l’espressività propria di ognuno che si manifesta nel corpo e nel modo di esprimersi
Osserva il tuo corpo alla ricerca dei tuoi messaggi
- riscontri tensione, spasticità, rigidità, dolenzia, limitazione nel movimento?
- riscontri rigidità nella fascia?
- riscontri gesti ripetitivi, tic, spasmi involontari?
Ascolta come ti parli
- modi di dire
- tono della voce
- lunghezza delle frasi
- richieste esplicite di conferma ex “vero?”
- frasi ricorrenti simbolo di dolore come ad esempio: “Non riesco ad alzare la testa”, “Testa bassa e pedalare”, “Mi sento inchiodato”, “Sono a pezzi”, “Devo tenere duro”…
A che livello senti maggior tensione?
- Oculare
- Buccale
- Cervicale
- Toracico
- Diaframmatico
- Addominale
- Pelvico
La tabella dei segmenti dell’armatura
| Segmento armatura | Espressione nella sfera corporale | Espressione nella sfera psico-emotiva |
|---|---|---|
| Livello oculare | contrazione della muscolatura del globo oculare, palpebre e della fronte | Confronto con gli altri, competitività repressa, rimossa e compensata, mascheramento di sé. Vanità ed esibizionismo, per lo più rimossi o repressi, senso di inferiorità e incomprensione. Paura dello sguardo altrui e contemporaneamente paura di guardare gli altri. |
| Livello orale | contrazione della muscolatura della bocca, mento, gola e della parte posteriore della nuca (occipite) | Inibizione nell’espressione delle emozioni come il pianto e la rabbia ma anche le manifestazioni d’amore e d’affetto. Desiderio rimosso di potere e contemporaneamente senso di impotenza, frustrazione. Difficoltà ad esprimersi verbalmente, e a comunicare le proprie opinioni. |
| Livello cervicale | contrazione dei muscoli della base del collo e della lingua | Strutturazione di difese rigide e di un forte controllo razionale. Presenza di un lato della personalità doveristico e/o moralistico. Testardaggine o incapacità a mantenere una posizione. Eccessiva importanza attribuita al giudizio esteriore. Bisogno d’affetto e contemporaneamente difficoltà al contatto con una forte scissione tra gli aspetti razionali e quelli impulsivi. |
| Livello toracico | spasticità della muscolatura del petto, spalle e delle scapole | Rabbia, ambivalenza; insoddisfazione o depressione, repressione o contrazione delle emozioni. Difficoltà nel coinvolgimento e nella partecipazione. |
| Livello diaframmatico | spasticità del muscolo diaframmatico | Ansia, chiusura e difficoltà di integrazione tra la parte alta del corpo e la parte bassa. Comportamento masochistico, paura del dolore e della punizione. Difficoltà di auto-accettazione. |
| Livello addominale | spasticità dei muscoli addominali e parte bassa della schiena | Blocco parziale della sessualità con difficoltà al contatto spontaneo. Difficoltà ad abbandonarsi alla tenerezza, alla gioia, al piacere. |
| Livello pelvico | spasticità dei muscoli del bacino e della parte interna delle cosce | Insicurezza sessuale e difficoltà a lasciarsi andare al piacere. difficoltà di autoregolazione, autogestione delle proprie potenzialità ed energie per ingerenze del lato controllante della personalità. |
N.B. Le informazioni in questo articolo sono divulgative, vogliono offrire una possibilità di auto-osservazione e non intendono affatto sostituire il parere del medico come neppure invitare all’autodiagnosi.
Immagine di Joyce Hankins da Unsplash
