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Etimologia del termine massaggio
Dal vocabolario Treccani on line —> massaggio
Etimologia: s. m. dal fr. massage, der. di masser «massaggiare», voce di origine araba. Dal greco massein = tastare che porta alla radice mag = comprimere con le mani.
Definizione: procedimento terapeutico e igienico, già in uso presso Indiani, Cinesi, Egiziani, Greci e Romani, consistente nel praticare sul corpo delle frizioni e delle pressioni con le mani o anche con speciali apparecchi.
Possiamo notare nella parola massaggio la radice massa.
Dal vocabolario Treccani on line —> massa
Etimologia: s. f. latino massa, propr. «pasta» dal gr. μάζα «pasta di farina d’orzo», der. di μάσσω «impastare».
Definizione: quantità di materia, omogenea o no, unita in un solo pezzo, indipendentemente dalla forma che l’insieme assume o può assumere. Il termine si usa non solo con riferimento a corpi solidi, ma anche a materiali incoerenti, a liquidi o ad aeriformi, quando si presentino o si considerino in un insieme più o meno compatto. Con sign. più generico si intende grande quantità -> massa di un corpo per intendere la quantità di materia di cui il corpo può macroscopicamente considerarsi costituito.
Lo strumento principale del massaggio è la mano
La definizione che il vocabolario offre della parola massaggio è più che generica, e andando indietro fino alla radice della parola ciò che resta è l’idea che reca in sé la parola stessa: ossia impastare, comprimere con le mani. Infatti per noi occidentali un massaggio si effettua sostanzialmente con le mani, anche se in alcuni casi si adoperano braccia e gomiti, gambe, piedi.
La mano è uno strumento eccezionale. Può afferrare, scagliare, accarezzare, eseguire un intervento chirurgico, leggere il braille….. ha sia funzioni meccaniche che sensitive.
Per effettuare un buon massaggio occorre imparare a toccare -> palpare. Per quanto questo termine sia spesso usato dai medici la parola non è di uso prettamente medico e possiamo usarla anche noi operatori olistici senza temere di farne un uso improprio.
Etimologia del termine palpazione
Dal vocabolario Treccani on line —> palpazione
Etimologia: s. f. dal lat. tardo palpatio -onis
Definizione: palpare, il tastare a lungo. In medicina, manovra semeiotica consistente nel rilievo tattile, e in grado minore termico, dei caratteri, dei tessuti e degli organi profondi, o dei loro movimenti (pulsazioni, vibrazioni, ecc.)
Possiamo intendere la palpazione come una modalità di lettura delle informazioni del corpo attraverso lo stato della sua struttura, l’operatore può leggere con mani-dita la struttura del corpo come se leggesse in braille.
Per palpare in modo utile al nostro scopo, ossia leggere la struttura sottostante, NON occorre forza. Usare la forza significa premere con le dita, sforzarle, e ciò le rende insensibili e a lungo andare poco efficaci e dolenti. Inoltre la pressione esercitata con forza durante la fase di conoscenza di un corpo risulta fastidiosa se non dolorosa per chi la subisce. Un minor sforzo invita, indirizza i tessuti a seguire una strada naturale, e permette all’operatore di andare progressivamente in profondità, in modo che il corpo del cliente si adatti senza opporre resistenza. In questa fase si sta leggendo il corpo, senza ancora invitarlo a seguire una strada differente.
Che cosa può aiutare l’operatore durante la palpazione?
- Leggerezza -> la leggerezza del tocco permette di avere a disposizione tutte le potenzialità tattili che offrono le dita e/o la mano. Così tutti gli stimoli che si ricevono permetteranno di raccogliere molte informazioni sullo stato fisico del cliente
- Chiara intenzione -> avere ben chiara l’intenzione permette di differenziare ogni gesto che si compie e consente di raggiungere ogni piega del corpo del cliente con centratura e consapevolezza.
La palpazione quindi è un mezzo per esplorare il corpo o una porzione del corpo sia nostro che dell’altro allo scopo di:
- individuare la struttura sottostante le mani
- riconoscere le caratteristiche della struttura sottostante le mani
- valutare della medesima struttura:
- qualità intrinseche
- condizione in cui si trova
- il trattamento più idoneo
L’importante compito delle mani
La palpazione si effettua con mani e dita, che sono ricettive e sensibili: le mani e le dita percepiscono attraverso il tatto, ossia l’atto del tocco esercitato attraverso l’organo di senso deputato a farlo, la pelle. La pelle permette di riconoscere le caratteristiche fisiche degli oggetti. La trasmissione del senso del tatto dalla superficie esterna del corpo al cervello è resa possibile da complessi meccanismi che hanno origine in cellule altamente specializzate per questo scopo, i recettori del tatto ossia corpuscoli di Meissner, dischi di Merkel, corpuscoli di Pacini, corpuscoli di Golgi-Mazzoni.
Qualità necessarie alle dita della mano per esercitare un buon tocco
- calma
- pazienza
- rilassatezza
Caratteristiche percepite dalla mano durante il tocco
- temperatura
- umidità
- secchezza
- untuosità
- compattezza
- durezza
- morbidezza
- respingenza
- accoglienza
- avallamenti
- contorni
- diversità tra muscolo ed osso
- diversità nelle zone del corpo toccate dei parametri
Il tocco per esplorare e il tocco per trattare
Il tocco dell’esplorazione viene praticato per tutta la durata del massaggio serve per esplorare, e riconosce la rottura dell’equilibrio di una struttura nel corpo del cliente, ad esempio una contrattura del polpaccio o del massetere. A questo punto l’operatore sceglie di applicare una tecnica per sciogliere la tensione e riportare al ripristino dell’equilibrio. Ora il tocco cambia e può diventare puntuale, forte, al limite del doloroso. L’operatore sta apportando un input di modifica alla disfunzionalità che ha registrato sotto le mani durante l’esplorazione. A seguire di nuovo esplora, e di nuovo procede a trattare come descritto sopra fino a una ritrovata condizione di benessere o di maggior benessere del sistema-corpo del cliente. Ecco perché l’esplorazione e la messa in opera di una tecnica si alternano per tutta la durata del trattamento.
L’importanza dell’intenzione nel massaggio
Il tocco viene per la maggior parte effettuato con la mano – palmo, dorso, dita – ma può avvenire anche con altre parti del tronco: braccio, gomito e talvolta spalla. Toccare permette all’operatore di entrare in confidenza con la fisicità del cliente. Ed è importante notare che mentre la mano tocca la cute, l’intenzione tocca tutto: ossa – muscoli – tendini – legamenti – fascia – arterie – vene – nervi – linfonodi – borse – cellule.
Esistono delle tecniche applicate sul tessuto fasciale, o anche la riflessologia, che consentono all’operatore di raggiungere gli strati più profondi del corpo fino alle strutture interne. Ad esempio la tecnica del vibrato è un eccezionale modo per promuovere la liberazione da tensione e contrazione senza usare forza e senza applicare tecniche che provochino dolore al cliente.
N.B. Le informazioni in questo articolo sono divulgative, vogliono offrire una possibilità di auto-osservazione e non intendono affatto sostituire il parere del medico come neppure invitare all’autodiagnosi.
Tra i miei servizi di operatrice olistica propongo molte e diverse tecniche di massaggio, sia per il viso che per il corpo.
Immagine di Katherine Hanlon su Unsplash
